La preistoria

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Feb 212013
 

Arte preistorica

L’arte è una forma di espressione dell’uomo e, come tale, possiamo ritrovarla anche agli albori della storia dell’umanità. Fin dalla preistoria l’uomo ha imparato ad utilizzare la rappresentazione artistica per i riti magici o religiosi. L’arte preistorica non si distingue dall’arte moderna. In ogni epoca storica l’arte è connessa all’ambiente e alla realtà osservata, interpretata e trasposta in espressione dall’uomo. Le prime forme d’arte sono sviluppate nel paleolitico (pitture rupestri e scultura) e nel neolitico (costruzioni megalitiche).

Arte paleolitica

Le prime testimonianze d’arte in nostro possesso risalgono al paleolitico. L’uomo preistorico ha tramandato nei millenni la propria vita quotidiana grazie alle pitture all’interno delle caverne. Le pitture avevano prevalentemente una funzione propiziatoria per la caccia e per la fecondità. Non avevano, invece, una funzione decorativa. In quanto gran parte, le pitture preistoriche parietali erano celate nelle zone più profonde ed oscure della grotta. Questo lascia pensare ad un accesso riservato a pochi eletti. Probabilmente il compito di interpretare la realtà circostante (ambiente) e trasformarla in espressione artistica era affidato allo stregone.

Pittura preistorica

L’arte pittorica preistorica ha luogo prevalentemente nelle caverne sotto forma di “dipinti rupestri“. L’uomo preistorico non aveva grandi strumenti a propria disposizione. Realizzava i dipinti con le dita della mano o con pennelli grezzi di origine animale o vegetale.

Scultura preistorica

Un’altra forma d’arte del paleolitico è la scultura di figure femminili dall’aspetto tondeggiante, realizzate con punte di pietra o di osso, le quali raffiguravano la fertilità. Le piccole statuette dalla forma femminile sono caratterizzate da forme abbondanti del seno, dei fianchi e del ventre. Come per la pittura anche la scultura preistorica non sembra avere una funzione decorativa bensì propiziatoria.

Arte neolitica

Nel neolitico la storia dell’arte si arricchisce con la nascita delle prime costruzioni monumentali. Le costruzioni sono realizzate con grandi blocchi di pietre e sono conosciute con il nome di “monumenti megalitici” (il termine deriva dal greco “mega”=grande e “litos”=pietra). Un esempio di costruzioni megalitiche sono i menhir, i dolmen e i cromlech.

Età dei metalli

L’eneolitico è un periodo della preistoria che va dal IV al II millennio a.C.. Nell’eneolitico l’uomo inizia a lavorare il rame e ad utilizzare i metalli (nasce la metallurgia).

L’eneolitico è anche conosciuto come età del rame a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti. Il termine eneolitico deriva dal latino aeneus, “bronzeo”, e dal greco lithos, “pietra”.

A quest’epoca viene attribuita la nascita della lavorazione del rame. Si modificano anche la cultura della società con l’inumazione dei morti in camere sepolcrali o in grotte artificiali. Si sviluppa e si perfeziona la produzione artigianale dei manufatti e, in particolar modo, del vasellame. L’uomo innalza le prime opere monumentali megalitiche, probabilmente con funzione funeraria, come i grandi blocchi rocciosi che caratterizzano i menhir.

A quest’epoca è stimata la costruzione dei menhir di Stonhenge. Dal punto di vista delle tecniche produttive viene introdotto l’uso dell’aratro e della ruota nella coltivazione agricola.

L’età del ferro è un periodo della storia che inizia con la scoperta del ferro nel1200 a.C in Oriente (Anatolia o Caucaso). Si diffonde in Occidente due secoli più tardi.

La scoperta del ferro nelle tecniche della metallurgia conferisce alle popolazioni diversi vantaggi.

Innanzitutto il ferro è molto più resistente del bronzo. Ciò consente la fabbricazione di armi più potenti e più efficaci. Inoltre il ferro è molto più comune e meno costoso rispetto ai componenti del bronzo (stagno e rame). Le prime popolazioni ad utilizzare armi in ferro conoscono una fase di rapida ascesa e di espansione militare. Oltre che per la realizzazione delle armi il ferro è utilizzato anche per la fabbricazione di strumenti e utensili. Della scoperta del ferro beneficia la produttività agricola grazie alla maggiore resistenza degli strumenti agricoli realizzati in ferro. Il ferro è probabilmente la materia prima strategica più antica della storia dell’uomo. L’esaurimento delle miniere di ferro nei propri confini spinge i popoli alla conquista delle risorse minerarie dei popoli confinanti o allo scambio commerciale. Con la spinta al commercio si innesca anche un rapido processo di scambio culturale fra popoli differenti che indirettamente accelera il progresso tecnico e scientifico dell’intera umanità.

Stonehenge

Menhir e Dolmen

I SASSI DI MATERA

 

I Sassi di Matera hanno una origine molta antica, i primi insediamenti in loco risalgono al paleolitico e l’area è stata continuamente abitata dall’età del bronzo fino ad oggi. I Sassi sono quindi la città antica intorno alla quale si è sviluppata l’attuale città moderna di Matera. L’area dei Sassi di Matera è suddivisa in due zone:

Sasso Caveoso. Il Sasso Caveoso è l’area dei Sassi di Matera rivolta verso sud. Le case grotte sono costruite l’una sull’altra, al di sopra di un’antica cava a cielo aperto, formando un’architettura a gradoni simile ad un anfiteatro classico.

Sasso Barisano. Il Sasso Barisano è l’area dei Sassi di Matera che si affaccia in direzione nord. Le abitazioni si sviluppano sull’orlo di una profonda rupe.

 

Sassi di Matera

 

 

 

I colori

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Feb 212013
 

COLORI
I colori si possono classificare in: primari, secondari, terziari, complementari

COLORI PRIMARI

Sono solo tre i colori di base dai quali si ottengono, mescolandoli, tutti gli altri; questi tre colori, considerati “assoluti” perchè non si possono ottenere con nessuna mescolanza, sono detti colori primari e sono il ROSSO, BLU, GIALLO

COLORI SECONDARI

I colori SECONDARI sono: ARANCIO, VERDE, VIOLA si ottengono mescolando due primari in parti uguali

rosso + giallo generano l’arancione

giallo + blu
generano il verde

blu + rosso
generano il viola

COLORI TERZIARI

Mischiando due primari in quantità diverse, si ottiene un colore TERZIARIO.

Giallo/arancione – rosso/arancione – rosso/viola – giallo/verde – blu/verde – blu/viola

Nel triangolo al centro abbiamo i tre colori primari:

Rosso – Giallo – Blu.

Su ogni lato del triangolo sono situati i tre colori secondari:

Verde – Arancione – Viola, in corrispondenza dei due primari che lo compongono.

I colori terziari:

giallo/arancione – rosso/arancione – rosso/viola – giallo/verde – blu/verde – blu/viola si trovano nel cerchio esterno, diviso in dodici parti, e precisamente nello spazio intermedio tra i vertici dei triangoli dei colori primari e secondari.

COLORI COMPLEMENTARI

I colori si dicono complementari perchè hanno la caratteristica di esaltare e rafforzare a vicenda la propria luminosità e quindi ogni tinta trova il suo complementare nel colore opposto presente sul cerchio cromatico.
Il complementare del giallo è il viola, che è la somma di magenta e ciano.

Per trovare il colore complementare di una tinta, basta congiungerla con il colore opposto. I complementari dei colori puri formano coppie cromatiche con caratteristiche molto marcate. Si definiscono complementari due colori che mescolati tra di loro generano il grigio puro.

 

L’arte egizia

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Feb 212013
 

Le idee e l’arte della civiltà Egizia.

L’arte egizia è facilmente riconoscibile perché alcune sue regole stilistiche sono rimaste immutate nel corso dei vari millenni. Possiamo dire che questa caratteristica artistica è il risultato anche dell’isolamento geografico del Paese, oltre ad essere espressione della rigida organizzazione sociale e dell’importanza attribuita alle varie tradizioni religiose egizie.

Quasi tutta l’arte egizia infatti ha un valore simbolico e religioso. Gli antichi egizi avevano la ferma convinzione che l’anima poteva vivere in eterno solo se le immagini che ritraggono il defunto siano fatte bene e si possono conservare per sempre. Un altra convinzione era che queste immagini artistiche erano lo strumento adatto e potevano dare un grande aiuto per garantire al defunto la vita eterna e agevolare il suo viaggio ultraterreno.

L’immutabilità delle forme e la continuità stilistica che caratterizzano l’arte dell’antico Egitto di cui parlavo sopra si riscontrano sia in architettura che in pittura e scultura.

Le tombe devono essere solide e resistenti per resistere al tempo. I Templi devono essere grandissimi e solidi, perché devono risiedere le Divinità (a lato vediamo il Tempio di Hathor del II secolo a.C.). L’interno di queste tombe e di questi monumenti sono spesso riccamente decorate con rilievi e incisioni. La scrittura usata da questo popolo antico è il Geroglifico che era una sorta di insieme di piccole immagini e segni, le quali ognuna descrive una azione, una frase o una idea. Sotto vedete una antica iscrizione geroglifica del sarcofago di Petosini da Tuna, del IV secolo a.C.

Per rappresentare il corpo umano per esempio, gli artisti egiziani usavano queste regole:

i corpi vengono costruiti secondo precise proporzioni e sono rigidi e statici.

Ogni parte del corpo viene raffigurata secondo il punto di vista più significativo (volto, braccia, gambe e piedi di profilo, mentre occhi, spalle e busto con vista di fronte). Sotto vedete un esempio di raffigurazione di figure umane.

La superficie come viene vista e descritta

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Feb 212013
 

La superficie come viene vista e descritta

Con il termine “Superficie”, indichiamo la parte più esterna di un qualsiasi oggetto, o essere vivente che ci circonda, essa si può percepire sia con la vista, che con il tatto. Esistono vari tipi di superfici, ed ognuna di esse, ci può suscitare delle sensazioni molto diverse, per esempio prendiamo la coda di una volpe, ed iniziamola ad accarezzare, avremo una gradevole sensazione di morbido, di soffice e di particolarmente caldo, vero? Al contrario per esempio, di un piano di acciaio, che al solo toccarlo, ci suggerisce una sensazione di freddo, di glaciale, insomma ci dà proprio i brividi di freddo. Da questi brevi esempi, abbiamo potuto appurare, che le superfici, oltre ad essere di vari tipi, hanno anche la caratteristica, di suddividersi in superfici calde e superfici fredde, tutto ciò, è entrato a far parte delle nostre conoscenze interiori, cioè non ci viene insegnato da nessuno, perché c’è l’ ho troviamo innato nel nostro DNA, dopo secoli e secoli di evoluzioni, qualunque essere vivente, che tocca una qualunque superficie, riesce a relazionarsi con essa, attraverso delle sensazioni interiori, potrà capire di cosa si tratta.

(in questo esempio riportato sotto, troviamo alcuni esempi di superfici, come la pelliccia soffice e calda di un lupo, la superficie della neve fredda e gelida, la corteccia di un albero molto rugosa).

Fondamentalmente, possiamo dividere le superfici in due gruppi principali:

Le superfici naturali, cioè tutte quelle che troviamo in natura, (cortecce di alberi, pelle di animale, la superficie di una foglia ecc.)

Le superfici artificiali, cioè tutte quelle che vengono create dall’ uomo, per mezzo di reazioni chimiche, industriali ecc, (pelle sintetica), e qua lasciatemi dire che io sono molto contento di ciò, in quanto ogni uso di queste pelli sintetiche, risparmia, od almeno così dovrebbe essere qualche povero animale da pelliccia, il quale non è stato creato dal nostro buon Dio, per essere “scannato” e per fare da contorno a qualche collo di qualche “signora”, voi che ne dite? Scusate amici Lettori il mio sfogo da piazza, comunque ritornando alle superfici artificiali, abbiamo anche vari tipi di (tessuti come il rayon, varie sete artificiali ecc, abbiamo anche i mattoni ecc.).

Come abbiamo già detto sopra, una caratteristica delle superfici, è quella di darci una sorta di messaggio o di comunicazione, al solo toccarle, queste qualità possono essere la rugosità delle cortecce degli alberi per esempio, o la superficie particolarmente liscia di un piano di acciaio lavorato, o magari la scivolosità di una saponetta, o la porosità di certe pietre o minerali che troviamo in natura, la spinosità (scusate il termine, l’ho usato per comprenderci al volo) di certe piante o di certi animali, ecc. tutte queste qualità, servono a noi a capire di che tipo di superficie si tratta, è una sorta di classificazione che l’ uomo usa, è che tiene in memoria. Per ritornare al discorso della comunicazione delle superfici, infatti non bisogna per forza toccare un riccio, per capire che ci pungeremo, in quanto la nostra vista, comunica con la nostra memoria, la quale già sa che quella superficie può essere dannosa per noi, perché vediamo una sorta di spine, e perché in passato quel tipo di spine ci ha portato dolore, in questo caso la superficie ci comunica il messaggio di pericolosità.

Le texture

Il termine “texture”, significa trama, struttura di una superficie, e nel linguaggio artistico sta ad indicare la ripetizione ininterrotta di segni o forme su di una superficie. A seconda di come queste forme o segni si aggregano tra di loro, possiamo avere delle texture geometriche, o delle texture non geometriche. Quelle geometriche, sono formate da segni e trame che si ripetono con regolarità, in modo preciso, appunto geometrico. (qui sotto un esempio, la trama geometrica e perfetta di una mongolfiera).

 

Al contrario quelle non geometriche, presentano una trama del tutto casuale, irregolare, nelle forme e nei segni